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Considerazione del Generale S.A. (r) Claudio Debertolis, Presidente dell’Associazione Nazionale Ufficiali Aeronautica

Circolo del 53

Riportiamo la considerazione del Generale S.A. (r) Claudio Debertolis, Presidente Nazionale ANUA (Associazione Nazionale Ufficiali Aeronautica) pubblicata su ”Il Corriere dell’Aviatore” Nr. 1-2/2021.

Questa volta mi devo dedicare ad un argomento delicato che cercherò di trattare possibilmente con un certo distacco, anche se l’uniforme azzurra non me lo consentirà del tutto. Intendo affrontare il problema della relazione tra la nostra sorella Marina Militare e l’Aeronautica Militare, quando si parla di mezzi volanti. Caspita, voi direte, è veramente andarsela a cercare la polemica, un argomento così è foriero di dibattiti che ci riportano a Italo Balbo e all’origine della nostra fantastica Arma Azzurra. E poi al periodo del volitivo CSMA Basilio Cottone che si batté strenuamente contro il cambio della legge Balbo, quella che stabiliva che tutto ciò che si alza da terra doveva essere gestito solo e soltanto dall’Aeronautica Militare.

Se uno desidera una vita serena è meglio stia lontano da questi argomenti.

“Ma quando ci vuole, ci vuole”, si dice, affrontando un’impresa che si preferirebbe non compiere.

E ora io lo dico, ma, non faccio altro che imitare un altro caro nostro CSMA, Leonardo (Dino) Tricarico che ha iniziato così un suo intervento on line, dedicato a quella che potremmo anche considerare una significativa conseguenza dell’antica polemica. L’impiego del velivolo F-35 modello B, quello STOVL (Short Take Off, Vertical Landing).

Io inviterei tutti gli associati a leggere quell’intervento ben argomentato, e in calce sono riportati i riferimenti per ritrovarlo, assieme ai precedenti che lo hanno generato. Qui vorrei dare qualche nota storica e di introduzione, perché ritengo sia un argomento che noi Ufficiali AM dobbiamo ben conoscere, se ci capitasse di dover partecipare a una discussione in merito.

Da premettere che la mia stima per la Marina Militare è totale, ho operato in interforze per tanti anni, ho avuto ammiragli come capi, colleghi e dipendenti con l’uniforme del mare e ho maturato questa stima e ammirazione non per sentito dire.

Per questo la mia trattazione riguarda un ambito molto circoscritto, dove però intravedo qualcosa di sbagliato. Si parla di operazioni aeree.

L’idea di dotare l’AM di un velivolo STOVL (Short Take Off, Vertical Landing) è nata dalla esperienza delle ormai numerose missioni in zone critiche alle quali la nostra Aeronautica è stata chiamata dall’inizio degli anni ’90, con la prima Guerra del Golfo.

Queste operazioni vengono chiamate spesso in tempi strettissimi e il necessario dibattito parlamentare autorizzativo può restringere ulteriormente i tempi per l’organizzazione della trasferta operativa.

Nella prima Guerra del Golfo fummo in pratica l’ultimo Paese ad arrivare in zona di operazioni e fummo costretti a stabilirci in una base molto lontana dal teatro di interesse. Gli altri aeroporti più favorevoli erano già stati concessi a chi ci aveva preceduto. Ciò comportò una complicata esecuzione delle missioni, con numerosi rifornimenti in volo. I velivoli aerotattici, in primis il Tornado, ma anche l’AMX, e anche l’F-35 convenzionale, richiedono piste di volo di certe caratteristiche e lunghezze. Queste basi sono in genere molto limitate nel numero, specie in aree critiche.

In tempi successivi, e dopo altre esperienze, l’Italia fu chiamata alle operazioni di stabilizzazione della pace in Afghanistan. Si delineò una impegnativa partecipazione dell’Italia alla coalizione che si stava formando sotto l’egida NATO.

Come sappiamo la nostra Aeronautica è stata pesantemente coinvolta nelle attività in quel Paese, ma in una fase iniziale le operazioni aeree erano rese difficilissime proprio dall’assenza di basi idonee.

In quella circostanza il problema fu risolto con l’uso della base di Herat, a ovest nel paese, ma solo dopo che il territorio era stato messo in sufficiente sicurezza.

Proprio in quel periodo venivano consolidati i requisiti AM per l’F-35 e maturò pertanto la risoluzione, in risposta alle problematiche di rischieramento, di disporre per il futuro di un mezzo che permettesse di adattarsi anche alle circostanze più sfavorevoli.

Come ho avuto modo di sottolineare in precedenti editoriali, oggi la nostra Aeronautica è in grado di compiere missioni operative in proiezione in qualsiasi parte del mondo. Ma naturalmente questo richiede una organizzazione iniziale che risulta più o meno difficile e temporalmente efficace a seconda della sfida da affrontare.

Le caratteristiche dell’F-35B ampliano notevolmente le opzioni di rischieramento, si può operare da strisce molto più corte, presumibilmente anche con rapide attività di adattamento. Il vantaggio operativo è immenso, perché può essere garantita la massima vicinanza possibile al teatro e in tempi brevi.

Mettersi in condizioni di rispondere rapidamente ed efficacemente a delle richieste del Paese è quindi la motivazione prima che ha spinto l’Aeronautica a dotarsi di mezzi in apparenza inusuali, perlomeno non tradizionali.

Questa comunanza di mezzi tra Aeronautica e Marina, invece di costituire ragione per una migliore collaborazione e sinergia, è stato motivo di illogiche incomprensioni e disdicevoli polemiche.

A volte l’antinomia tra le Forze Armate è positiva, induce tutti a svolgere al meglio il proprio lavoro; porta a darsi da fare per convincere, con una sana dialettica, l’autorità decisionale politica della necessità di acquisire certi mezzi. Altre volte però si trasforma in irragionevolezza, se cerca di denigrare l’altro o mettere in dubbio le sue ragioni, sfociando in una polemica in cui la professionalità viene dimenticata.

Alcuni rappresentanti della nostra Marina vedono nel desiderio dell’Aeronautica di disporre di mezzi STOVL, una indebita ingerenza e una invasione di campo e quindi dedicano le loro migliori risorse intellettuali a dimostrare quanto sia sbagliata e pretestuosa questa esigenza.

Ora orientare una opinione pubblica, spesso non competente, a disapprovare una scelta operativa, con motivazioni più emotive che tecniche, è decisamente poco corretto. Perché costringe poi a replicare e ci si avvia su una china dove non vince nessuno.

Oggi nessuno vuole certo tornare alla legge Balbo.

Il diritto e necessità della Marina di avere i propri mezzi aerotattici per proteggere la flotta, quando si proietta in giro per il mondo, non è messo in discussione. La Marina oggi possiede una linea di AV-8B operativa per questo scopo.

Ma è incontestabile anche la necessità dell’Aeronautica di disporre dei mezzi più adeguati a svolgere la propria missione ed è l’Aeronautica che ha la piena esperienza e l’addestramento per le missioni aerotattiche, che sono state così di frequente richieste dalla prima Guerra del Golfo in poi.

Quindi stesso velivolo, ma finalità di impiego differenti. La MM ha già valide macchine per le proprie riconosciute esigenze, mentre l’AM ha necessità di sviluppare in tempi brevi una nuova capacità operativa. Questo è il significato della “ragionevole priorità” nella assegnazione all’AM dei velivoli F-35B.

Ora il conflitto è stato provocato e favorito dai ritardi e slittamenti negli ordini dei velivoli, i primi velivoli B sono usciti da Cameri in numero limitatissimo (ricordo che i velivoli vengono parzialmente fabbricati e completamente assemblati in Italia).

Vi è stata pertanto una decisione di fornire queste poche macchine all’Aeronautica, sia per le ragioni sopra esposte di acquisizione della nuova capacità, sia perché l’AM dispone di una logistica già avviata per la presenza della versione A. Questa decisione tecnica del Capo di SMD è stata avversata in modo, diciamo eufemisticamente, animoso da parte dei rappresentanti della MM.

Il fatto che il Capo gerarchico delle Forze Armate portasse la divisa azzurra ha dato agio ad accuse neanche troppo sotterranee di partigianeria, veramente ingiuste. Esse hanno trovato inaspettate condiscendenze e creato una pagina veramente nera nel buon andamento della gestione delle Forze Armate. In questo ultimo periodo però le questioni si sono aggiustate e le decisioni del vertice militare sulla distribuzione dei mezzi hanno avuto il pieno avallo politico.

Tuttavia il malcontento cova sotto la cenere e ripetuti interventi sui media hanno risollevato la questione, nella evidente speranza di ottenere ulteriori ripensamenti, sia nei numeri, sia nella cronologia di distribuzione.

E pensare che invece la comunanza di mezzi dovrebbe indurre a uno scambio di esperienze, a una logistica comune, a tanti aspetti addestrativi che potrebbero essere svolti insieme.

Va consolidandosi l’orientamento che la Marina non voglia incomprensibilmente usufruire della esperienza dell’Aeronautica.

Nello scorso editoriale ho descritto la consegna delle aquile di pilota militare ai neo brevettati. C’erano altre Forze Armate, c’erano i Corpi Armati dello Stato, ma non c’era la Marina.

La Marina Militare preferisce non avvalersi del sistema addestrativo aeronautico, nemmeno con poche unità. Ufficiali piloti che nati e cresciuti insieme potrebbero favorire la reciproca comprensione.

Nell’intervento del Generale Tricarico quello che, per ragioni personali, mi colpisce di più è il sottolineare che la forte volontà della Marina di disporre al più presto dell’F-35, porterebbe a dismettere con largo anticipo la flotta AV-8B, rispetto alla residua vita operativa. Ho ripensato come, in vari miei incarichi, mi sono spesso occupato del prolungamento della vita dei nostri velivoli, a cominciare dall’F-104, e sono stato coinvolto dell’ammodernamento del Tornado e poi dell’AMX. Ammodernamenti destinati a far sì che la potenzialità di ore di volo delle cellule fossero sfruttate al massimo.

Quindi mi fa proprio male sentire quest’argomento. Mi sembra che l’aeroplano più che un “ferro del mestiere” da curare e sfruttare al massimo, diventi semplicemente un oggetto di prestigio che deve necessariamente essere “l’ultimo grido”, un “mostrare la bandiera”, piuttosto che rispondere a cogenti necessità operative.

Un autorevole rappresentante della Marina, in congedo, ha affermato sui media che: “I caccia F-35/STOVL all’Aeronautica sono uno spreco di denaro pubblico”.

Ecco, questo è quello che sopra consideravo un agire scorretto.

Tutti i seri e approfonditi studi dello Stato Maggiore Aeronautica, sui problemi di rischieramento, in questa affermazione denigratoria dove sono? Si è costretti a difendersi con ragionamenti tecnici che certo fanno meno presa sul pubblico che queste roboanti frasi ad effetto.

E intanto lo spreco degli AV-8B radiati in anticipo passa tranquillamente sotto silenzio.

Non sono riuscito, come prevedevo, a essere asettico.

Per questo vi invito alla lettura del dibattito e specialmente del menzionato articolo del Generale Tricarico, per farvi una vostra maturata convinzione.

Il Presidente Nazionale ANUA
Gen. S. A. (r) Claudio Debertolis

Riferimenti articoli apparsi sulla pubblicazione “Formiche.net”
4/11/2020 Una Strategia oltre il Virus – Le sfide per la Difesa secondo il Gen. Tricarico
https://formiche.net/2020/11/difesa-forze-armate-tricarico-4-novembre
10/11/2020 Unità delle Forze Armate – Lettera dell’Amm. Binelli Mantelli (commento)
https://formiche.net/2020/11/unita-delle-forze-armate/
16/11/2020 Spirito Interforze ed F-35 – La replica del Gen. Tricarico (replica)
https://formiche.net/2020/11/interforze-f35-replica-Tricarico/

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